Necropoli Etrusca: da P. Conti riceviamo e pubblichiamo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sunday 07 March 2010

Active ImageCome cittadino mi capita spesso, anche senza partecipare attivamente alla politica, di informarmi attraverso il vostro quotidiano, ascoltando i dibattimenti del Consiglio Comunale e, non ultimo, sentendo i commenti di altri concittadini. Sono giunto alla convinzione che a Cerveteri è accaduto e sta accadendo di tutto, tranne quello che normalmente rende più credibile una qualsiasi forza politica: la capacità di definire un autentico progetto per il paese, attorno al quale aggregare visioni e consenso possibilmente in una maggioranza, anche se esigua, di cittadini. E non sto parlando di una componente politica, ma di tutta la classe dirigente. L’attuale maggioranza sembra avere consapevolmente scelto l'immobilismo. Non so se per non provocare qualche mutamento o, più probabilmente, nella convinzione che il consenso non potrà che cadergli da solo nelle mani di chi si mostra ancora una volta meno litigioso ed aggressivo; oppure perché all’attuale sindaco, giunto oramai all’età pensionabile e non essendo neanche cittadino ceretano, non interessa più di tanto la situazione in cui verte la comunità. Non c'è dubbio che la vocazione all'immobilismo per meglio sfruttare le disgrazie degli avversari abbia pagato anche nella nostra storia recente, permettendo al centro-sinistra di vincere le elezioni amministrative pur essendo storicamente minoranza a Cerveteri e senza un grande sforzo d'inventiva progettuale. Perché il centro-destra ceretano non è riuscito ad affermarsi in pieno come una forza politicamente matura? Che cosa manca al centro-destra per diventare qualcosa di più e di meglio che un cartello elettorale vincente? Cultura politica. Quella cultura morta vent'anni orsono, segnata dalla caduta del muro di Berlino e dall’uragano di Tangentopoli: senza che più si affacciasse sulla nostra scena pubblica un'ombra, d'idea nuova, un singolo principio vitale, una qualche visione del rapporto fra presente e futuro. E’ questo un paesaggio politico che assomiglia più a "Cupinoro"; un cumulo indifferenziato di rovine ideologiche, di capacità comunicative, di aggregazione, di mediazione. L’assenza di un gruppo, di un’associazione, di un partito dove le singole idee possano confrontarsi democraticamente ed accettare una visione determinata dalla maggioranza dei partecipanti. A Cerveteri, purtroppo, non esiste più nulla di tutto questo, non esiste più una comunità, neanche l’orgoglio campanilistico che in storie passate hanno determinato anche scontri violenti, persino con Ladispoli, nata da una costola dell’ex capoluogo. E’ sparita la cultura dell’appartenenza. Le storie che si consumano nell’aula consiliare fanno chiaramente trasparire il solo interesse personalistico a dispetto dell’intera comunità. Le campagne elettorali (vedi l’attuale) sono determinate solo da scopi personalistici e con un proliferarsi di sedi politiche che al soffiar della brezza marina spariscono come sono nate. Forse è l’influenza di antenate maledizioni che hanno trasformato una città ed un intero territorio in una enorme NECROPOLI.

 
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